SILENT GAME

E se fosse ….SILENT GAME ?

Molto spesso, ed in specialmodo nelle categorie giovanili, il coinvolgimento dei genitori nell’assistere alle partite dei loro figli o figlie porta a situazioni paradossali spesso sfocciacianti in un caos totale.


Riteniamo di pubblicare integralmente un articolo di Giovanni Dalerba, esperto in Associazioni del Blog TeamArtist , su quanto è successo in California alcune settimane fà.


 

Riscopri il valore del silenzio anche nel calcio, dall’America l’iniziativa Silent Soccer

” Nella tua esperienza personale, esattamente come nella mia e in quella di altri milioni di italiani come noi, il calcio dilettantistico è fatto di 22 calciatori nel rettangolo verde con due allenatori e centinaia di parenti o amici spettatori che da bordocampo urlano incoraggiamenti, gridano di rabbia e creano il caos totale.

Un caos non solo rumoroso, ma anche mentale, dato che spesso i giovani atleti si trovano spaesati e spiazzati da tutta questa confusione.

Non dappertutto però il calcio viene vissuto in questo modo: qualche settimana fa infatti in Mill Valley (California, USA) due squadre di ragazzini si sono sfidate in un clima surreale di totale silenzio.

BOCCA CHIUSACosì è iniziato il Silent Saturday Soccer (il sabato di calcio silenzioso), manifestazione dove è vietato ad entrambi gli allenatori ed a tutti i genitori far qualsiasi tipo di rumore o dare qualsiasi indicazione.

Soprattutto i genitori ne hanno sofferto. Per loro si è trattato di un’esperienza fastidiosa e scomoda, una vera sfida.

Anche gli allenatori l’hanno trovata una sfida particolarmente impegnativa. Visto soprattutto che l’evento è stato organizzato dopo solo due settimane dalla ripresa della preparazione regolamentare, i ragazzi più grandi sapevano come muoversi mentre quelli più giovani, senza poter contare su nessuna indicazione, sono rimasti isolati dal gioco.

Ma i ragazzini hanno sofferto per l’assenza di indicazioni costanti e insulti occasionali?

Assolutamente NO, anzi i ragazzini l’hanno adorato potendo finalmente fare in campo quello che volevano. I più grandi si son presi carico del gioco, si sono organizzati e hanno tradotto in pratica l’esperienza. Hanno iniziato a dirsi a vicenda cosa fare, incoraggiandosi e consigliandosi anziché criticarsi.

I genitori di alcuni ragazzini inoltre hanno notato come l’intera squadra sembrasse più motivata ed energica nel gioco, evidenziando quanto abbia impattato il comportamento dei genitori sull’esperienza dei ragazzini e su come poi questo influirà sulla loro crescita.

Che i genitori siano troppo coinvolti nello sport dei figli non è una novità, ma che le squadre arrivino a queste soluzioni estreme per silenziare gli adulti sul campo suggerisce che ci sia qualcosa che non funziona.

L’idea in se non è originaria della Mill Valley, ma anzi è stata copiata da un’iniziativa dei campionati di Boston dove aveva avuto un successo spaventoso. L’idea era in giro da almeno una decade ma sembra aver ripreso forza solo in questi giorni secondo gli organizzatori americani di Youth Soccer.

Ci sono inoltre delle attività in particolare che solleticano i nostri demoni genitoriali. Non urliamo che tipo di pliè fare a nostra figlia durante un balletto, esattamente come non esultiamo quando nostro figlio mette una X nella risposta di un quesito a risposta multipla.

Ma il calcio riesce a trascinarci verso un nuovo livello di pazzia. Il tifo conduce ad un trasporto talmente elevato da condurre spesso gli stessi genitori in risse tra loro. Secondo uno studio condotto su un campione di atleti univeritari americani, la parte peggiore da loro sopportata nel mondo degli sport giovanili era il ritorno verso casa con i genitori gasati dalla loro performance.

Ed è forse questa la parte più triste perché quelli dovrebbero invece essere i momenti migliori di discussione e, forse, sarebbero potuti effettivamente essere migliori se tutto fosse iniziato con il silenzio.

Ora che sai di questa iniziativa negli Stati Uniti non sei curioso di sapere cosa succederebbe qui da noi? Anche i nostri ragazzi sarebbero felici di questa iniziativa? Ed i genitori?

Nessuno può rispondere a queste domande, a meno che qualche coraggioso non decida di provare…e magari raccontarci poi la sua esperienza qui sul blog!

Coraggiosi, perché non provare allora?